giovedì 22 settembre 2016

Mamma, guarda: un MOSTRO!

Era il mese di marzo 1990, la primavera alle porte, quando un me teen-ager entrava nella sua edicola di fiducia e chiedeva fiero all'omino dietro il bancone:
"L'ultimo numero di Splatter e il primo di Mostri, grazie!"
Questo qui:
Che custodisco gelosamente nella mia libreria della meraviglie insieme a tutti gli altri numeri delle due storiche riviste horror della gloriosa ACME.
Davvero un bell'inizio per il decennio di Pulp Fiction e Preacher.

ORA, anno domini 2016, MOSTRI E' TORNATO.
Dopo Splatter, da un annetto circa è tornata anche l'altra mia rivista di fumetti horror preferita, di cui adesso non solo mi nutro ma alimento con gran passione. Ed è tutto merito di Bugs Comics e di chi ci sta dietro, che con grande energia ed entusiasmo ha resuscitato una delle realtà editoriali più interessanti e stimolanti che siano mai apparse sul suolo italico.

Il mio esordio sul nuovo Mostri si intitola "Natasha", è uscito sul n°3 (quello là in alto) ed è una storia di ordinaria mostruosità quotidiana disegnata in modo inquietante da Dario Tallarico:

La seconda si intitola "Monstreaming", uscirà sul n°6 di novembre e le matite di Francesca Vartuli mi fanno già impressione:
Altre storie arriveranno, altri mostri lasceranno il loro segno nelle fumetterie italiane.

Se la nostalgia per gli eighties sta arrivando al suo zenit, quella per i nineties è appena esplosa.
Si prega di prepararsi all'impatto.

martedì 13 settembre 2016

GOPRO!

Ci si può innamorare di un cubetto di plastica nero delle dimensioni di una pallina da ping-pong?
Sì.
Questo micro grandefratello portatile è la mia gioia da un paio di mesi a questa parte. Sono abbastanza malato di ciclismo, nel senso che lo pratico tutto l'anno ma non saprei dirvi chi ha vinto l'ultimo Giro d'Italia, e ormai non esco più senza il mio graziosissimo cubetto agganciato al casco o sul manubrio.
Testato anche su kayak e batteria, le mie altre passioni, ora ci manca solo che me lo appenda al collo quando vado a fare la spesa, 'sto feticcio orwelliano.
Sto diventando schiavo della soggettiva.
Ma vediamo il lato positivo: il giorno che finirò giù da una scarpata a 2000 metri con la mia Viner, la gopro sarà la mia scatola nera personale per ricostruire la dinamica dell'accaduto (incidente? suicidio? complotto?).
Peccato che non esistano imbragature da gopro per gatti ma solo per cani, nonostante il mio gatto sia grande come un cocker.
Il giorno che vedrete sul MIO CANALE YOUTUBE la soggettiva rasoterra di qualcosa che sbrana croccantini come se non ci fosse un domani, fermatemi.

venerdì 9 settembre 2016

DIO CI ODIA TUTTI

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei utilizzato questa immagine per parlare del libro tenuto nella foto da David Duchovny nei panni di Hank Moody, scrittore fallito con alle spalle un unico romanzo di successo (quello lì) nell'ormai conclusa serie tv Californication.

Mi manca il Bukowski 2.0 di Duchovny (non a caso Hank di nome) che si muove in un'eternamente assolata L.A. fra relazioni molto pericolose, amici sbandati, un matrimonio burrascosissimo, tanto alcool e autocommiserazione.
Mi manca la sua incredibile capacità di passare da padre dell'anno agli occhi della cinica figlia il giorno in cui le regala una Stratocaster per avviare la sua prima band, a peggior ex-marito del mondo il giorno in cui finisce a letto con la figlia del marito della sua ex-moglie, figlia che lui non sapeva essere minorenne.

Non ha mezze misure, Hank, vive alla giornata e si trascina da un fallimento professionale a uno sentimentale con la grazia di chi ha già vissuto tutto ma ha ancora voglia di toccare il fondo per vedere l'effetto che fa.

Lo tiene a galla, economicamente e moralmente (?) parlando, l'unico romanzo di successo che abbia mai scritto, dal titolo che non solo è tutto un programma ma è anche la citazione di un disco omonimo degli Slayer del 2001: "God Hates Us All".
(anche il suo romanzo d'esordio viene intitolato "South of Heaven" come un disco degli Slayer del 1988. Che Tom Kapinos, l'ideatore della serie, sia un fan del quartetto thrash-metal losangelino?)

"God Hates Us All" sta a Californication come la valigetta di Marsellus Wallace sta a Pulp Fiction: il mcguffin ideale per muovere e smuovere personaggi, situazioni, relazioni.
Il best seller di Hank Moody gli permette una serena e allo stesso tempo rocambolesca vita da fancazzista, ideale per dedicarsi anima e corpo alle sue due principali passioni, alcool e donne, e perfetta per crogiolarsi in un inesauribile mix di nostalgia per quello che era, e che non sarà più, e nichilismo totale (vedi il primo punto).

Entrambi gli aspetti (donne/alcool e nostalgia/nichilismo) sono il principale motore narrativo sia della trama orizzontale dell'intera serie (ex-marito fedifrago che vuole riconciliarsi con la moglie ma non sa resistere al fascino altrui) che delle trame orizzontali delle singole stagioni (tentativi impossibili di scrivere un nuovo romanzo, disastrosi adattamenti televisivi del medesimo, improbabili stesure di musical per rockstar instabili...).

Quindi, per un fruitore della serie come me, QUEL libro è leggendario tanto quanto l'anello che comanda tutti gli altri per un fan della saga de Il Signore degli Anelli o il Necronomicon di Evil Dead. E visto che da che io ricordi esiste il merchandising, non può mancare nella mia libreria una copia del Necronomicon con copertina in gomma riproducente la pelle umana dell'oggetto feticcio del film, come non può mancare una copia di "God Hates Us All" di Hank Moody.

Solo che, nel primo caso, si tratta di una lussuosa e barocca custodia per il dvd del film (custodia che è sì un libro, nel senso che le pagine all'interno riportano le scritte e i disegni intravisti nel manufatto del film, ma nessun demone è stato evocando leggendole), nel secondo caso si tratta di un vero e proprio romanzo che un vero scrittore ha scritto sotto lo pseudonimo di Hank Moody.

Guilty Pleasure li chiamano. Piacere proibito. Che più liberamente potremmo tradurre con: chi minchia si compra il finto libro di un finto scrittore di una fiction finita da due anni?
Io. O meglio un mio caro amico che, conoscendomi fin troppo bene, ha optato per quel guilty pleasure cartaceo come regalo per il mio ultimo compleanno (e ora ho quasi l'età che aveva Hank a inizio serie...).

Idea bellissima, mi bastava l'oggetto in sé per essere felice. Ma già che c'ero perché non leggerlo? D'estate si legge di tutto, buttiamo nel calderone anche quello. Avevo appena finito "Cuore di tenebra" di Conrad, che ho aspettato una vita a decidermi di leggere, mi potevo pure concedere una cazzatona...

Ebbene, letti i primi due capitoli mi sono detto: molto divertente, rispecchia in pieno lo stile della serie, tutto ritmo, situazioni paradossali, rapporti uomo/donna al limite dell'horror. Che spasso. Se tutti i capitoli sono così sarà una piacevole lettura da ombrellone (anche se sono andato in montagna).

Pensavo insomma che ogni capitolo fosse un raccontino a sé, slegato da tutti gli altri, il che era il minimo sindacale di scrittura d'intrattenimento (soprattutto se alla base c'è una serie tv di successo come mondo di riferimento) ma mi andava anche bene. E invece. Invece stavo leggendo un romanzo nel vero senso del termine, una storia con uno sviluppo narrativo e un protagonista con un suo percorso di crescita che da un lato, sì, rispecchia (deve rispecchiare) lo stile della serie tv, ma dall'altro vive di vita autonoma, segue un percorso indipendente.
In altre parole, può leggerlo anche chi associa il titolo "Californication" esclusivamente all'album dei Red Hot Chili Peppers del 1999.

E' un romanzo piccolo ma appassionante. Funziona. Funziona molto bene. Pare di sentire la voce di Hank mentre si scorrono le pagine da "lui" scritte (appunto), pare di vederlo vivere tutte quelle situazioni, che non abbiamo mai visto nella serie perché sostanzialmente questo romanzo è un prequel della medesima che racconta gli anni "universitari" del giovane Hank a New York (talmente memorabili da convincerlo infine a lasciare la Grande Mela per fuggire a L.A.), pare di vederlo reagire nel modo giusto, nel modo corretto, il suo modo, quello che abbiamo imparato a conoscere puntata dopo puntata.

Pare, insomma, non solo che l'abbia scritto davvero lui, ma che lui abbia passato davvero tutte quelle peripezie, dalla sua giovane fidanzatina che come regalo di commiato lo accoltella a una spalla all'apprendistato come corriere della marijuana nei bassifondi di N.Y.

Già è difficile credere a certi autobiografismi di scrittori noti (Hemingway a parte, a lui ci credo che ha domato un toro), è il loro lavoro romanzare, remixare fatti, rielaborare dati, quindi dovrebbe essere doppiamente difficile credere a un finto scrittore che racconta la sua finta vita ispirata a finti fatti.

Eppure ci credo. Ora per me Hank Moody è un po' più reale.
Magia della fiction. Mistero della fede.

Ci credo, anche se dio ci odia tutti.

martedì 6 settembre 2016

REBOOT


3 anni e mezzo.
Son volati, eh?
Sembra ieri che aggiornavo il blog quotidianamente, poi settimanalmente, poi mensilmente, poi mai.
D'altronde Manuel Agnelli sarà il nuovo giudice di X-Factor, chi sono io per non riprendere in mano il mio brillantissimo blog? Paragone che non c'entra una fava, ma volevo dire quella cosa di Manuel.

Cosa è successo in questi 3 anni e mezzo? Un po' di cose, ma non riesco a dirle tutte adesso e tutte insieme. Le centellinerò (ché non son poi così tante e poi volevo scrivere "centellinerò" perché non l'ho mai fatto prima).

Riavvio il blog segnalando subito un altro mio blog (ha molto senso se ci pensate):
FRATTAGLIE

Lo trovate anche nella colonna qui a destra, ma soprattutto lo trovate nel sito de Lo Spazio Bianco che gentilmente mi ospita da qualche mese. Che redazione fantastica e comprensiva!
Che differenza c'è tra questo blog che state leggendo e quell'altro? Una sola: qui pubblicizzo le mie robe e parlo di me e di cosa mi piace/non mi piace, là fingo di parlare dei massimi sistemi e in realtà parlo sempre di me. E' un trucchetto di noi che scriviamo. Siamo degli inguaribili e tenerissimi egocentrici del cazzo.

Comunque, qualche aggiornamento sulle mie uscite lo si trova sempre qui nella colonna a destra, poi entrerò più nel dettaglio su ciò che ho fatto, sto facendo e farò.

Ora: vediamo quanti ancora mi leggono on line...

giovedì 14 febbraio 2013

DEUS EX MACHINA

So che l'avete già vista, ma per quei pochi snob che ancora nel 2013 si ostinano a non aprire un profilo fb, ecco la ricca anteprima del secondo volume della vostra saga divina preferita:
http://issuu.com/baopublishing/docs/preview_dei_2/18
In uscita a maggio. Allacciate le bende.

lunedì 11 febbraio 2013

venerdì 11 gennaio 2013

DEI 2...

...prosegue come un pegaso sotto amfetamine coi testicoli strizzati da una morsa d'acciaio inox.
Provate a fermarlo!

venerdì 16 novembre 2012

MOSTRA DIVINA


Da mercoledì 21 a venerdì 30 novembre la Scuola del Fumetto di Milano ospiterà una mostra di DEI.
Cosa troverete? Una 50ina di tavole tenderinee tratte dal primo volume edito da Bao Publishing, alcune a colori, la maggior parte a matita (a dimostrazione del fatto che dietro quel trionfio di colorazione digitale c'è sempre una mano e una mente umana. le macchine non prenderanno mai il sopravvento su di noi, checché ne dicano James Cameron e i fratelli Watchowski).
L'inaugurazione si terrà mercoledì 21 mattina alle 11:00. Saremo presenti io, Manu e Michele Foschini, l'editore.
La mostra sarà aperta a tutti, da lunedì a venerdì, 10:30-17:30.
Intanto beccatevi Cerbero in tutto il suo artigianale splendore!

lunedì 12 novembre 2012

lunedì 29 ottobre 2012

LUCCA

Mi ha sempre affascinato il concetto di contestualizzazione. Questo post, per esempio: basta intitolarlo "Lucca" e tutti capiscono che mi sto riferendo al Lucca Comics&Games 2012 (persino l'anno è deducibile). E' il blog di un fumettista, letto da fumettisti, nella settimana della fiera...
Ma in altri contesti lo stesso titolo, abbinato alla foto qui sopra, avrebbe altri significati. Chi coglie il significato alternativo vince la mia stima.

COMUNQUE.

Io vado a Lucca per i seguenti motivi:

GIOVEDI' ore 13:00
Sala Fanucci - Camera di Commercio
Presentazione del volume di BRACCIO DI CULO con l'autore Emanuele Tenderini e i suoi schiavi, tra cui me.
Cosa aspettarsi: humor, aneddoti, cinismo, grandi equivoci, rivelazioni, una rissa.

GIOVEDI' ore 16:00
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni.

VENERDI' ore 11:30 e 17:30
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni.

SABATO ore 12:00 e 17:30
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni.

SABATO ore 16:00
Sala Vittorio Veneto
Showcase su DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: Manu che disegna una tavola che viene proiettata su maxi-schermo e intanto spiega come fa a realizzarla, io che osservo e annuisco, una rissa.

DOMENICA ore 12:00 e 16:00
Stand Bao Publishing
Sessione di dediche del primo volume di DEI con gli autori Emanuele Tenderini e me.
Cosa aspettarsi: schizzi a matita, firme, pacche su spalle, risposte a domande sul tema, grandi anticipazioni, io che forse non ci sono alle 16:00 perché torno a casa.

lunedì 15 ottobre 2012

BELLO / BRUTTO

BRUTTI
The Brave. (spoiler qua e là) Odio i pregiudizi, viva i pregiudizi. Per tutta l’estate scorsa ho osservato perplesso i manifesti dell’ultimo Disney/Pixar, per tutta estate ho storto il naso davanti a un trailer dei creatori di Monsters&co. con soli umani, per tutta estate mi sono detto che stavolta John Lasseter e soci hanno fatto un passo falso. Proprio non mi ispirava per nulla questa ragazzina dai capelli rossi che preferisce tirare con l’arco invece di diventare principessa in una Scozia medievaleggiante. Va bé, è comunque un Pixar, ovvio che lo vedo. La prima parte mi scivola sopra in un’indifferenza pressoché totale ma, mi dico, è praticamente il trailer che ho visto solo con qualche gag in più. Aspetto dunque con ansia che la storia decolli. C’è una strega, un incantesimo… ok, non è originalissimo ma vediamo dove va a parare. C’è una persona trasformata in un grande e goffo animale… ok, già visto ma è divertente, no? No. Ci sono degli scozzesi ubriachi che si menano, fanno un gran casino… No, non ci siamo ancora. Insomma, arrivo a 5 minuti dalla fine e ancora aspetto che la storia decolli, come un inguaribile ultrà al 44° minuto del secondo tempo con la squadra del cuore che perde 7 a 0. Ovviamente perdiamo, perché non viviamo in un mondo incantato con streghe e grossi animali buffi. Non me ne frega niente di analizzare storia, contenuti, stile perché qui non c’è niente, non dico di originale, ma di anche lontanamente stimolante. Non c’è verve, non c’è mood, non c’è pathos. Non mi vengono altre parole esotiche. Non c’è un personaggio interessante che sia uno. Poteva esserlo la rossa protagonista, magari se avesse davvero sviluppato il suo lato ribelle e selvaggio invece di riparare goffamente a quella cazzatona che ha combinato. Poteva esserlo la strega “multimediale”, se non fosse comparsa in una sola e unica scena in modo assolutamente strumentale alla storia.
Ma io non sono un creativo Pixar, magari lo fossi. Quelli hanno creato mondi mai visti prima in cui giocattoli e umani convivono secondo un codice non scritto, i mostri hanno bisogno della paura dei bambini per inoculare energia nella loro città, un’arrogantissima auto da corsa americana impara l’umiltà in un mondo abitato solo da auto,camion,navi,aerei, un robottino a energia solare è l’ultimo essere sopravvissuto su una Terra distrutta dall’inquinamento e un vecchietto può rifarsi una vita dopo la morte di sua moglie raggiungendo il posto più sperduto del Sud America a bordo della sua casa volante in compagnia di un piccolo scout coreano. Questi sono i mondi, le storie, i personaggi cui la Pixar ci ha abituati! È come se la Ferrari producesse improvvisamente una station wagon per famiglie. Sì, ok, è supersicura, supertecnologica, ha il controllo di stabilità, cambio sequenziale a 8 marce, un satellite tutto suo per la navigazione… ma vaffanculo, io voglio una Ferrari!
Anche i film ritenuti minori della Pixar in 20 anni e rotti di carriera hanno avuto e hanno il loro gran perché, alla faccia di chi gli vuole male. Cars 2, ultimo esempio, è stato massacrato da gran parte della critica perché ritenuto troppo fracassone, puerile, sterile, nonché, orrore!, una malvagia macchina da merchandising buona solo a incassare a 360 gradi. E allora? Cars 2 è onesto ed esaltante. Ti dice: salta su che ti porto a fare il giro più incredibile e mozzafiato della tua vita! Stiamo parlando di intrattenimento allo stato puro, senza freni, senza sconti, senza dubbi. The Brave invece ti promette divertimento, una morale, bei paesaggi… ma è solo e semplicemente noioso. Noioso il “nuovo” mondo creato dalla Pixar, noiosi i personaggi, noiose le gag, noioso tutto. Il Topo ha definitivamente fagocitato la Lampada Saltante. Ma Lasseter non era diventato il boss della Disney, dimostrando che si può essere licenziati dalla più grande azienda del tuo settore per tornare dopo qualche anno a dirigerla? (ecco, questa è una favola interessante)
Ti prego, Dio dei Cartoon, fa che questo non sia l’inizio della fine! Lasseter, Stanton, Docter & co. ridateci la Pixar! Su quelle maniche! Datevi da fare come avete fatto 25 anni fa cambiando la Storia dell’Animazione e ficcando un piede bello stabile nella Storia del Cinema! L’avete fatto una volta, potete farlo ancora, no? no?

Moonlight. E diamo una chance alle serie tv horror! Questo era uno dei miei propositi dell’anno scorso per l’anno nuovo. Da allora ce la sto mettendo tutta, ma produttori e sceneggiatori non mi stanno certo aiutando… Dopo quella colossale stronzata di American Horror Story, la sufficienza stiracchiata di Teen Wolf e una prima stagione di The Walking Dead che è un insulto sfacciato e cafone alla serie a fumetti di Kirkman (e meno male che si è in parte ripigliata con la seconda stagione, ma la aspetto al varco con l’attuale terza) il mio proposito sta lentamente ma inesorabilmente scemando. Meno male che ci sono (state) cose come l’ottimo Dead Set, dove in un’Inghilterra invasa da zombie gli unici superstiti sono i cerebrolesi partecipanti del Big Brother che si ritrovano la Casa assediata dai non morti, e Death Valley, serie splatter divertentissima e senza troppe pretese, dove una squadra speciale di poliziotti affronta zombie, vampiri e licantropi a L.A. Troppo brevi e troppo poco, però. Che il format seriale non sia il terreno più adatto all’horror? Kirkman ha dimostrato e continua a dimostrare il contrario, almeno per quanto riguarda il fumetto. Forse la Paura, per sua natura, ha bisogno di tempi brevi per esplicitarsi e sortire i suoi effetti. Se fissi a lungo il Mostro da dietro un vetro antiproiettile dopo un po’ non te la fai più sotto. Si dice che ci si abitua ad ogni orrore, e mi sa che è una profonda verità anche nella fiction. Kirkman, diciamocelo, vince perché è un grandissimo sceneggiatore che ha creato degli ottimi personaggi con dinamiche interne perfette. Ma in tv dove l’immagine, purtroppo/perfortuna, fa l’80% del lavoro, l’horror si stanca presto. Visivamente stupefacente, infatti, il pilot di American Horror Story, ma sempre più noiosi e imbarazzanti gli episodi a seguire… capisco la crisi del mercato immobiliare, specialmente in Usa, ma al decimo fantasma che cerca di accopparmi nella casa dove mi sono appena trasferito o svendo l’immobile o torno da mia madre. E che si fottano mogli rompicoglioni e figlie problematiche.
Ah già, Moonlight: vampiro che fa il detective privato in una Los Angeles assolata con voce fuoricampo alla Marlowe. Suddetto vampiro non è il solo e, come tutti i suoi simili, teme a morte il sole. Come aggirarsi, quindi, in pieno giorno evitando l’abbronzatura in una città dove d’inverno ci sono 20 gradi? Passando sotto gli alberi. Mollata dopo il pilot.

Sacro Terrore. Non vorrei reiterare la metafora dell’ultrà, ma il tifo a volte gioca davvero brutti scherzi. D’altronde, quando si tratta di miti personali la delusione è più cocente. Ronin, Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, tutta la saga di Sin City, 300, mi aprirono un mondo quando ero un giovane e avidissimo lettore di fumetti e mi hanno accompagnato per mano quando mi sono buttato nel professionismo. Frank Miller è stato un maestro della narrazione sequenziale. Il Cavaliere Oscuro, insieme all’Altro Capolavoro dell’Altro Maestro, ha cambiato per sempre il modo di concepire il nostro media preferito e ancora oggi è pietra di paragone per il fumetto (e, perché no, cinema) supereroico. Con Sin City Miller raggiunse la quintessenza della sintesi grafica coniugata a splendide ridondanze testuali, per non distrarre né dall’una né dall’altra e porre l’attenzione su entrambe. Su un virtuoso assolo occorre una ritmica scarna e viceversa, altrimenti è solo caos. Con 300 poi sviscerò il concetto puro di epicità nel modo più semplice e diretto: rivangando, con poche e preziose licenze poetiche, una delle battaglie più epiche della nostra Storia. Se continuo ad usare il passato c’è un motivo, ovviamente. Forse Hollywood centra, forse qualcosa si è inceppato nella mente geniale di Miller da quando si è dato al cinema (e sfido chiunque a non sospettarlo dopo la visione del suo The Spirit). Aspettavo con enorme trepidazione il suo ritorno al fumetto… Che dire, me ne farò una ragione. Perché Sacro Terrore è una stanca ripetizione di tutti gli stilemi del Maestro assemblati a mo’ di copia e incolla, senza un’idea coerente che non sia l’odio macchiettistico e sterile verso il terrorismo islamico. Intendiamoci: io sono per la libertà totale di espressione e se un autore vuole esprimere rabbia che sfocia nel razzismo può farlo. Non lo condivido, posso arrivare anche ad odiarlo, ma rispetto la sua posizione. Finché è espressione personale e rappresentazione, ognuno è libero. Ma quando la rappresentazione del tuo punto di vista è raffazzonata, arida, senza alcuno spunto di riflessione, non solo non la condivido ma non mi interessa proprio. Ogni volta che rileggo il Batman di Miller vengo scosso fin nel midollo perché mi ritrovo sinceramente a parteggiare con un violento vigilante anarcoide e fascista. E ogni volta che ripongo il volume mi contorco nel seguente dubbio amletico: questo è Batman come sarebbe nella realtà o sono io che vorrei un Batman così nella realtà? Son schiaffi morali che raramente un autore ti costringe prendere. E temo che il buon vecchio zio Frank non me ne darà più.

giovedì 11 ottobre 2012

DIVINA PADOVA

Veneti di tutto il mondo unitevi e recatevi a Padova sabato 13 ottobre alla fumetteria PadovaComics per incontrare UNO dei due geniali autori del fumetto dell'anno!
L'Altro non ci sarà perché la location è troppo lontana e lui è troppo pigro.

PS ma sarà una Lucca al fulmicotone, ah sì.